Come vivere certe notizie da uomo!

Venerdì 12 Dicembre 2008, ore 19 e qualcosa.
mmmh … no, io in palestra stasera non ci vado … ma figurati, mi sono alzato alle 5 anche stamani, la mattina è un freddo bestia … però mi fa bene, almeno faccio un po’ di esercizio …
No! Non ho proprio voglia, sto a casa.
Fil“Lauraaaaaa!!! io non ci vengo in palestra”
Lau
“Va bene, ma quando torno, prima mi faccio la doccia e poi si mangia, fino alle nove non si cena.”
E che problema c’è. Tanto, come al solito, stamani il Ballerini c’ha lasciato un vassoio di paste assortite, sono avanzate anche oggi pomeriggio … eppure se ne mangiano troppe di queste schifezze … però “le son boneee”.
Tanto mi metto al portatile a giocare con Ogame. Prima o poi Laura mi spara, quando ho un minuto vado a “controllare le flotte”, come dice lei. Ma è divertente, è buffo sapere che tanta gente vive una spece di vita parallela con aspirazioni da imperatore galattico virtuale. Almeno uno nella vita ha l’illusione di avere potere assoluto su qualcosa. In effetti se fossi Amministratore Delegato Unico del mondo cambierei molte cose.
Se mi candidassi sono convinto che qualcuno mi voterebbe … bah! Intanto guardiamo che cosa hanno combinato oggi i miei alleati …
Stessa sera, ore 20 e 30 … più o meno.
Lau – “Ciao, ti sei riposato?”
Fil “eh?! … sisi … senti, ma … dall’associazione non hanno detto nulla ancora?! Ma quando si riunisce la commissione? E’ ormai passato più di un mese … io non ne posso più di aspettare! Sono giorni che ormai aspettiamo una risposta!!!”
Lau – “Esagerato, la domanda s’è fatta il 10 (o l’11) di novembre, oggi è il 12 dicembre non è neppure un mese … ”
Fil – “Un mese un corno, domani sono 2 e visto che oggi gli uffici sono chiusi, praticamente è già domani … quindi ho detto bene : sono mesi che aspettiamo una risposta … o 2 o 100 non cambia, sempre mesi (plurale) sono!!”
Vacca boia non ne posso più, accidenti a me e quando ho detto sì a quella benedetta lista … tanto lo so che ci dicono di no, l’unica cosa che mi rincuora è che, comunque vada, quei bimbi troveranno una famiglia.
Squilla il telefono
Fil – “Rispondo io, vai a farti la doccia”
Lau – “Ok” (e sale le scale per andare in bagno n.d.r.)
Era meglio se rispondeva lei, tanto a quest’ora di solito e la su’mamma …
Fil “Pronto?!”
Tel – “Ciao Filippo, sono Silvia dei 5 pani”
Oddio e questa ora che vuole? sono le 9 … di solito sono le brutte notizie che volano …
Fil – “Ciao Silvia dimmi …” (da ora in poi tutta la conversazione è presunta, poichè persi il ben dell’intelletto n.d.r.)
Sil
“Senti, ci sarebbero due notizie, una bella e una brutta, quale vuoi prima?”
Fil – “Ovviamente quella brutta, così poi mi posso ripigliare …”
Sil – “Quella brutta è che il MIMDES vi ha rifiutato l’abbinamento con i due bambini della lista … ”
Fil – “Vabbè, comunque sono stati assegnati ad una famiglia vero?!”
Sil – “Si, questo di sicuro …”
Fil “Ci si aspettava, ci si riproverà la prossima volta”
Sil – “Ma non vuoi sapere la bella notizia?!”
Fil – “… si … certo …”
Sil “Vi hanno dato un abbinamento …”
Fil “…”
Maremmaimpestatacane, losochecosavuoldire manonhoilcoraggiodicredereaquellochestopensando, oddiooddiooddiooddio
Sil – “Filippo ci sei?”
Fil – “Si, ma non credo di aver capito cosa vuol dire”
BRAVO! bella figura di m..da, 3 anni di corsi e controcorsi e non sai cos’è un abbinamento, ottima scelta!
Sil – “Che c’è una bambina di un anno e 4 mesi che vi aspetta …”
Fil “mah … brhh .. ghua .. he he .. ho …”
mi si è scollegato il cervello dalla lingua
Sil – “Filippo, stai calmo. C’è anche Laura?”
Fil – “sscii! Lauraaaaaa!!!”
che è tutto questo bagnato … ah so’ io che piango
Fil – “Lauraaaaa!!!! Parlaci teeee che io un capisco più nulla!!!”
Buio

Il Perché

Perché dopo anni di attesa, nella quale sei stato compresso, lo vuoi gridare al mondo che stai bene.
Perché ogni volta che pensi di voler imprimere nella pietra qualcosa che ti ricordi per sempre le emozioni di questi momenti, ti rendi conto che non esistono pietre abbastanza grandi.
Perché speri che la tua esperienza possa far maturare il desiderio di adozione di altre famiglie.
e perché sì!

Il momento più difficile

Ecco arrivato il momento più difficile. Il più duro e lungo di tutti i momenti che abbia mai affrontato. Si può paragonare all’attesa ansiosa di un bimbo in uno studio dentistico. Solo che qui non c’è mamma o babbo a tenerti per mano. Qui mamma e babbo siamo noi. L’ansia mi fa sbadigliare per mancanza di ossigeno e il nervosismo mi fa bloccare il muscolo della mascella. E’ una situazione quasi comica. Per un nonnulla scattiamo e reagiamo in modo incomprensibile a chi ci circonda. Chiediamo, e soprattutto io, chiedo, scusa a tutti quelli che hanno avuto la forza di starci vicino. Adesso i passi sono misurati e precisi. Non ci sono possibilità di errore e soprattutto non c’è tempo per nient’altro. Chiudere casa, seguendo un “piano operativo” scritto ormai da settimane; Fare le valige, con tutte le cose che vogliamo avere con noi a Lima, come a ricordarci che non siamo poi così lontani. Salutare gli ultimi amici che non vedono l’ora che torniamo a casa … e partire. L’unica cosa che mi consola è che il viaggio da qui a Roma lo faremo con Piero e Anna, mio suocero e mia suocera … l’odore di casa e le discussioni continueranno. Almeno fino alle 6 di domani mattina.

MeteoLima

Qui al sole di Lima, 30 gradi centigradi con una temperatura percepita di 33.
Vento teso da Ovest, ossia dall’oceano Pacifico che sembra ottimo per surfisti e per i parapendolari (come me).
Ombra e succo di papaya suggeriti per passare bene il pomeriggio.

Il volo del cinghiale

A grande richiesta (di Beppe) … pubblico 2 righe sulla mia meravigliosa esperienza di parapendio.
A differenza di quello che tanti di voi credono, ho avuto il coraggio (o l’incoscienza di farlo). Ed ecco le prove, inconfutabili del mio volo.

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E’ un esperienza inebriante. Ho sempre avuto paura di lanciarmi con il paracadute perché ho sempre temuto che non si sarebbe aperto. Con il parapendio questa cosa non può accadere, in quanto si parte solo se è già aperto. Volare sopra i grattaceli di Miraflores, tra l’oceano Pacifico e le Ande, vedere la vasta distesa della capitale peruviana sono comunque inezie, se messe a confronto alle emozioni provate quando, finalmente, siamo entrati nell’orfanotrofio che accoglie(va) Maria.

¿Papà, y yo?

Tutti hanno avuto modo di vedere le foto di Maria, chi dal blog, chi per email … sono sicuro che qualche nostro parente pazzo ha pure fatto affiggere delle gigantografie per le strade. Fare quelle foto è stato bellissimo e tremendo allo stesso tempo.
Fotografare Maria è bellissimo.
Fotografare Maria in orfanatrofio è tremendo.
E’ per questo che questo post non è dedicato lei, ma a tutti gli altri bambini che per noi resteranno solo delle belle faccine nelle fotografie. Occhi che pugnalano.
Con Maria, sono state date in adozione altre 2 bambine di questo istituto, Moira e Maria Jesus; invece altre decine di bimbi sono rimasti li, ad aspettare il prossimo gringo da chiamare papà. Perchè è questo che succede: tutti i bambini ti vengono intorno, consapevoli che tu sei lì per portare via uno di loro.
Anche se sanno che non è stato estratto il loro numero, giocano sporco, e ti chiamano “papà”. Dalle altalene, dalle finestre delle aule … con in braccio la tua bimba, ti senti chiamare “papà”.
Vorresti sparire, vorresti diventare un sassolino per confonderti con la ghiaia del cortile. Non ci sono parole per descrivere cioò che si prova. Solo lacrime.
E Dio sa quante ne ho lasciate in quel posto. Nelle giornate che passo con Maria cerco di stare lontano dalle aule dei bimbi più grandi. Mi vergogno.
Ci siamo detti, io e Laura, che è un bene non poter scegliere. Altrimenti non credo che ce l’avremmo fatta. Il “sistema” ti protegge, ma ti senti comunque totalmente impotente.
Per questo che odio gli elogi. Quando qualcuno mi dice “Bravo, che bella cosa che fai” Mi viene voglia di gridargli in faccia che è un ipocrita e che ci si dovrebbe domandare tutti come facciamo la notte a dormire sapendo come trattiamo i nostri figli, il nostro futuro. Poi mi ricredo, penso che sono decisioni difficili, è vero, non tutti le possono prendere.
Però tutti posso pregare per loro.
Anzi, chiedere a loro, di pregare per noi.

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San Daniel, prega per noi.

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Santa Teresa, prega per noi.

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San Julio Cesar, prega per noi.

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Santa Gabriela, prega per noi.

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San Diego, prega per noi.

Lima 06-01-09 112Santa Juanita, prega per noi.

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San Pedro, prega per noi.

 

Ciao vecchia casa …

E’ giusto dare a Cesare quello che è di Cesare, non vorrei infatti che serpeggiasse tra le menti delle persone che leggono questo blog, che qui TUTTI i bambini siano poveri e soli e che il Perù li dia in adozione all’estero perché non riesce a dargli un’assistenza dignitosa.
Infatti vorrei sottolineare che, anche se è vero che qui si vivono certe situazioni di povertà estreme, non è a causa di queste che i bambini vengono abbandonati. I poveri che non ce la fanno a sopperire alle spese per i figli e che chiedono aiuto allo stato o alle associazioni private, vengono sempre aiutati.
Pur se con poco. Il MIMDES, cioè il ministero della donna e dello sviluppo sociale, ha molti di programmi di recupero in tutto il paese.
Le situazioni come quella di Maria, si generano in ambienti dove fanno da padrone l’alcool, la droga, lo sfruttamento delle donne … è vero che anche alla base di queste situazioni c’è la povertà più nera, ma in questi casi, l’uomo ci mette del suo.
Per concludere il discorso vorrei mettere le foto dell’hogar dove Maria a vissuto in questo ultimo periodo. Noterete che la struttura è, come la maggior parte degli edifici di Lima, piuttosto vecchia, ma non malandata o trascurata. Anzi, stupisce l’attenzione e la cura con cui viene pulita e mantenuta.
Il personale è sovrabbondante, ogni assistente all’infanzia ha 6 o 7 bimbi al massimo da accudire, inoltre ci sono altre decine di persone che si dedicano alla pulizia, alla cucina e alla sicurezza, senza contare il personale amministrativo e i medici, pediatri e ortopedici che stanno tutto il giorno in orfanotrofio.
La sicurezza è quasi ossessiva, per arrivare da Maria dovevamo passare da 3 guardie in divisa (SS : Servicio de Seguridad), ma solo dopo aver fatto vedere il permesso all’ingresso e aver chiesto se Maria era sveglia. Altrimenti aspettavamo fuori” .
Le assistenti sono tutte efficenti e premurose, pur tenendo conto che per ovvi motivi non possono accudirli come una madre. Da elogiare per la loro disponibilità e pazienza nei nostri confronti.
A tutto l’hogar va il ringraziamento mio, di Laura e sicuramente anche quello di Maria, per tutto quello che hanno fatto.

 IL CORTILE
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LE ASSISTENTI CON I BIMBI
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IL DOTTORE CON I BIMBI
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UNA CAMERETTA DEI BIMBI
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I BIMBI … 
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Me l’avevate detto …

Dopo poco più di 24 ore di convivenza con Maria, possiamo iniziare a tirare un po’ le somme di quello che è successo. Siete tutti pronti sulle griglie di partenza del : “Te l’avevo detto io che ti cambiava la vita” ?
Allora forza tutti in coro … tre, due, uno ..
“TE L’AVEVO DETTO IO!”
Ovvia, bravi, siete contenti ora? Come se noi si fosse fatto tutta questa strada perché non ci cambiasse niente …
Prima di tutto, a me adesso tocca lavare i piatti, in più sono giunto al compromesso che evito di far stirare le polo a Laura in cambio di non dover rifare il letto tutte le mattine (tanto ogni sera lo usiamo, solo per dormire, ma lo usiamo).
Laura sta perdendo il capo con le tabelle alimentari e nelle composizioni delle pappine per bimbi peruviani … che chissà come mai sono scritte uno strano dialetto inca.
A volte dobbiamo girare anche 2 farmacie per trovare tutto il necessario per Maria e pensate un po’ abbiamo dovuto comprare i pannolini.
Ora veniamo al dunque.
“TE L’AVEVO DETTO COSA?!?! COSA MI AVEVATE DETTO?”
Mi avevate forse detto che LA MIA BAMBINA avrebbe sempre dormito 10 ore a notte?
Che LA MIA BAMBINA avrebbe sempre fatto fuori tutta la scodella di mangiare (banana, verdura, gelato, carne, biscotti, latte e cereali, pane, riso e philadeflia etc etc etc) battendo le mani sul ripiano del seggiolone se fai un po’ di ritardo ad imboccarla?
Che LA MIA BAMBINA avrebbe avuto la capacità di esplorare i nuovi ambienti da sola, in autonomia, senza imbarazzi o paure?
Che LA MIA BAMBINA avrebbe fatto il bagnetto ridendo come una matta?
Che LA MIA BAMBINA sarebbe salita sul passeggino, in ascensore, in auto senza mai averli usati prima, senza troppi problemi? Oppure ero stato informato che la sua cacca puzza? O che parlava spagnolo? Non lo so, adesso non riesco a ricordare … vado a chiedere a Maria, lei di sicuro se l’è scritto da qualche parte.
P.S. In effetti non è poi tutto rose e fiori, a volte Maria fa le bizze, mannaggia, neanche avesse una anno e mezzo … e allora entra in gioco la mamma, che la deve abbracciare e coccolare per tranquillizzarla … a volte anche per 5 o 6 minuti, io in quei casi sono piuttosto impotente, a me mi cerca solo quando vuole ballare perché sente la musica, ma è una cosa che sapevo, me l’aveva detto qualcuno.

Vita quotidiana

Lima, interno giorno, sto comodamente seduto sul divano, scrivendo al PC con il mio Winnie Pooh da guardia per evitare che la piccola Maria si avvicini troppo alla tastiera.
Ha dormito più di 2 ore oggi. Abbiamo imparato. La bambina è molto indipendente e sa come gestirsi.
Se non trova nessuno appostato come un avvoltoio sulla culla quando lei si sveglia, si guarda in torno, e si rimette giù buona buona, fino a che non si riaddormenta.
Oggi abbiamo sperimentato questa tecnica. L’ho portata sul letto, lei DA SOLA ha scavalcato la spalliera abbassata ed è andata sul lettino (che è accostato di fianco al letto) si è messa li buona, le ho dato da bere, e ho fatto finta di addormentarmi accanto a lei. Prima ha provato a cercarmi, poi ha visto che non otteneva risposta, ha giocato 10 minuti con un laccino per capelli, si alzata, si è riseduta, ha ripreso il bicchierino per bere e si è addormentata.
Io intanto facevo finta di dormire li accanto.
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Dopo circa 1 ora si è svegliata, ha fatto due richiami … di quelli che vorrebbero essere di pianto, ma ci ha messo troppo poco impegno, non ci siamo cascati … si è girata e ha dormito ancora …
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Adesso che ha mangiato, bevuto e soprattutto fatto la cacca, io sono al PC, Laura legge un libro, e lei gioca e balla indipendente … ci stiamo prendendo le misure.
L’unica misura che ancora ci sfugge è quella del pannolino … esisterà capace di tenerla tutta?
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“Che lla voi la pastaaaa?!?!”

Parte della nostro programma qui in Perù prevede la progressiva italianizzazione di Maria. Dopo aver miseramente fallito con la lingua, infatti Maria ancora reagisce più allo spagnolo che al toscano, abbiamo deciso di prenderla per la gola. Stasera, altro che pappine e risino … PASTASCIUTTA!!!
Ed ecco che magicamente si sono materializzati in cucina i prodotti tipici della nostra tavola : olio buono, protato da casa (olive colte a Querceto, franto a Loro, imbottigliato a Terranuova), spaghetti  decenti, sugo Barilla e Philadephia (che non è proprio nostrano, ma meglio di nulla ….)
Allora dovevate vedere la nostra piccola eutrofica in che stato emozionale era.
Già di suo, quando si mangia, incomincia a sbavare prima che sia pronto, ma stasera ha superato se stessa.
Complice forse lo spaghetto tagliato leggermente troppo lungo, forse il sugo un po’ troppo sugo, forse il cucchiaio troppo cucchiaio, ma dopo le prime boccate era già tutta inzaccherata.
Ha ingollato una scodella di roba piena piena in un tempo record.
Laura mi ha detto prima di cominciare, di prendere la macchina fotografica, per immortalare la prima pastasciuttina che la niña mangiava … ecco cosa sono riuscito a riprendere.

Prima della pasta
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Pochi secondi più tardi …
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Dall’orfanotrofio alla famiglia

Non tutti sanno come stanno le cose riguardo alle adozioni e soprattutto, quasi nessuno sa di non sapere.
Molti si improvvisano dispensatori di consigli perché hanno avuto un collega che ha un nipote in Alaska che ha adottato un cucciolo di foca a distanza.
Ora, siccome la mi’moglie, mi chiede di evitare sterili polemiche passerò direttamente al nocciolo della questione.
Decidere di adottare un bambino, non è un surrogato della maternità, non è una cura alla sterilità e non è neppure la voglia di avere un figlio : è il desiderio di dare una famiglia a qualcuno che non ce l’ha.
Chi pensa “Poverini, non ne posso avere, hanno dovuto adottare … ” è un mentecatto.
A questo punto, l’argomento dovrebbe essere chiuso, perché chi ha un minimo di intelligenza non ha bisogno di altre spiegazioni, ma la razza umana non è intelligente e siccome io in particolare, come esemplare, sono anche stronzo, ve lo spiego meglio.
Non si va a scegliere un bambino dando le misure, il colore degli occhi, dei capelli, chiedendolo vaccinato, senza nei, automunito e milite-esente.
Si va a dare una disponibilità, nella speranza che chi la riceve, ne faccia buon uso e ti abbini a dei figli tenendo conto delle tue indicazioni e delle loro esigenze.
Chi ci conosce lo sa che la nostra casa è sempre stata aperta a chi avesse avuto bisogno. Dalla vacanza, all’affido temporaneo.
Io e Laura adottiamo perchè era nei nostri piani da PRIMA che ci sposassimo.
Il nostro progetto di famiglia era pieno di colore e con il posto per almeno un bimbo meno fortunato di quelli che Dio avrebbe voluto donarci.
Poi Dio, che evidentemente ha l’occhio lungo, ha visto che era meglio se si partiva subito da quelli meno fortunati.
E così è stato.
Il percorso adottivo è pieno di ostacoli, la legge è contorta e il tribunale dei minori di Firenze è un bailame. Ci sono corsi NON obbligatori senza i quali però nessun giudice ti accetta la domanda.
Ci sono visite psichiatriche umilianti, controlli economici, sopralluoghi domiciliari. Un po’ come le procedure seguite con le persone sospettate di spionaggio a Berlino Est.
Non che avessimo preferito profusioni di elogi e inchini alla nostra munificenza, ma porca paletta, un po’ di buon senso sì.
Dopo un annetto di queste tiritere, presenti un pacco di documenti alto come una torta nuziale in tribunale a Firenze e aspetti.
Aspetti.
Aspetti.
Ma icché aspetti?
Aspetti che un giudice un giorno alzi la tazza di caffè e gli rimanga incollata sotto la tua domanda. Che la legga e decida di convocarti. Che ti convochi e ti faccia delle domande, approfondite, pertinenti. Interessate al bene del piccolo che andrai ad adottare.
Domande tipo :
– “Per la razza, che razza preferisce?”.
– “Umana, signor giudice, Umana dovrebbe andare bene.”
Cosa gli vuoi rispondere. Il giudice di sicuro ha un cane che si chiama Giorgino e un figlio che si chiama Bobby.
Ovviamente la sentenza che il giudice emette è vincolante. Lì vengono scritti i parametri con i quali, nei termini di legge consentiti, è descritta la tipologia di figlio/figli che la coppia è disposta ad adottare.
Viene indicato il numero di bimbi, l’età massima del più grande e (cosa molto delicata) l’elenco delle malattie o malformazioni considerabili.
In base ad un accordo con il governo cinese, l’Italia adotta il controllo delle nascite.
Ve lo dico con certezza, perchè di fronte alla nostra disponibilità a 3 (tre) fratelli, il giudice ha scosso la testa dicendo che 2 (due) erano più che sufficenti, perchè di solito in Italia non se ne fanno così tanti.
A chi tra voi annuisce, mi vien di dire :
– “Ma saranno cazzi nostri?! o no?!”.
Comunque, andiamo avanti. Depositato il colloqui si aspetta.
Aspetta.
Aspetta.
Aspetta icché?
Che la tazza collosa di caffè venga riappoggiata sulla nostra domanda e che una volta riletta, venga approvata. A quel punto sei in lista per l’adozione nazionale, gratuita, immediata, per la quale, in toscana, vengono estratte a sorte 40 coppie su 800 ogni anno.
Con il culo che mi ritrovo potevo stare fermo.
In realtà hai molto di più hai in mano il famoso “decreto da spendere” … dove? alla coop?
No, presso un ente autorizzato che ti farà da tramite con un paese straniero per un’adozione internazionale. Si, ma quale ente? In Italia ce ne sono più di 50, in toscana ne sono rappresentati una quarantina.
Se anche fai un colloquio alla settimana, passa un altro anno prima di averli sentiti tutti.
Allora inizi a scremare a caso, poi mandi le mail e scarti chi non risponde, poi telefoni e scarti chi non risponde, poi tracci un cerchio su una cartina e scarti quelli troppo distanti … poi cedi e inizi a chiedere appuntamenti.
In questa fase, devi tenere presente, che a seconda di quale ente scegli, ti orienti già ai paesi che quell’ente collega. E se un ente ti piace, ma va solo in Cracozia e a te la Cracozia non ti piace?
Cambi ente … e via e via … e aspetti. Poi un giorno i pezzi del puzzle vanno a posto, trovi l’ente e (cosa fondamentale) l’ente ti accetta, gli consegni il decreto, e loro lo spendono.
Cioè inizia nel paese straniero una trafila simile a quella fatta in Italia. E aspetti.
Aspetti.
Aspetti.
ASPETTI ICCHE’!!!???
Maremma impestata! son 2 anni che s’aspetta! Se li potevo fare da me n’avevo fatti 2 e mezzo di figlioli!!!!
Aspetti che il tribunale del paese che ha ricevuto la tua domanda, la accolga e ti proponga un abbinamento. Qui c’è da aprire un parentesi. Nel paese straniero, ci arriva la documentazione prodotta in Italia, tradotta nella lingua del paese straniero. Ma le traduzioni a volte sono anche un po’ trasformazioni, per cui “massimo due fratelli” può essere tradotto “uno o due fratelli“. (Ecco spiegato perchè da tre richiesti, abbiamo ottenuto un abbinamento con Maria).
Poi un bel giorno ricevi una telefonata dall’ente, ti senti dire che diventerai babbo e allora che siano tre, due, sette, cento non te ne importa più un piffero. Vuoi solo volare prima possibile tra le braccia di chi ti sta aspettando … e se per provare l’emozione di quella telefonata c’è da ripartire con i fogli, i tribunali, le attese … ma chi se ne frega, si riparitrà!
Quelle lì si che son telefonate che allungano la vita.

Burocrazia

Traggo liberamente da Wikipedia :

“Con burocrazia si intende l’organizzazione di persone e risorse destinate alla realizzazione di un fine collettivo secondo criteri di razionalità, imparzialità, impersonalità. Il termine, definito in maniera sistematica da Max Weber indica il “potere degli uffici” (dal francese bureau): un potere (o, più correttamente, una forma di esercizio del potere) che si struttura intorno a regole impersonali ed astratte, procedimenti, ruoli definiti una volta per tutte e immodificabili dall’individuo che ricopre temporaneamente una funzione. L’etimologia ibrida del termine, dal francese bureau (“ufficio”) connesso al greco krátos (“potere”) ne rivela l’origine tarda e la derivazione di chiara matrice francofona.
L’attuale accezione del termine è principalmente negativa, a causa di quelle che nel corso del Novecento sono state definite da alcuni “conseguenze inattese” del fenomeno burocratico: rigidità, lentezza, incapacità di adattamento, inefficienza, inefficacia, lessico difficile o addirittura incomprensibile (il cosiddetto burocratese), mancanza di stimoli, deresponsabilizzazione, eccessiva pervasività, tendenza a regolamentare ogni minimo aspetto della vita quotidiana.”

Questo breve estratto è per spiegare come mai, noi, ormai praticamente genitori di Maria, siamo ancora a 12.000 km di distanza da casa. Abbiamo superato brillantemente le due visite domiciliari della dottoressa del ministero peruviano, la quale ci ha detto che domani (martedì 20 gennaio) verrà emessa la sentenza definitiva di adozione e verrà rilasciato il nuovo certificato di nascita di Maria Pilar Fiani Debolini (i popoli ispanici tendono a moltiplicare esponenzialmente i nomi e i cognomi)
Mercoledì, dopo 24 ore dalla sentenza, quando la stessa sarà dichiarata “passata in giudicato” (chissà che diavolo vorrà dire sta roba?! Deve essere tipo : “chi vuole parli adesso oppure taccia per sempre … “) allora potremo prendere tutti i fogli e passare alla fase “Bi”.
Dove “Bi” sta per Burocrazia italiana.
Tutto il pacco di roba peruviana verrà tradotto e legalizzato per poi essere portato all’ambasciata italiana che lo trasmette al Ministero degli esteri italiano.
SE QUALCUNO HA UN QUALSIASI CONTATTO CON QUESTO MINISTERO E’ PREGATO DI FARCELO SAPERE !!!
Perchè i tempi con cui risponderà l’Italia sono l’unica incognita di tutto questo buglione. Prima rispondono e prima si torna.
Adesso passiamo alle cose serie.
Per la gioia di chi diceva : “tuvvedrai, quando ti toccherà dondellàlla perchè la bèla …” vi informiamo che abbiamo passato la prima crisi notturna. Siamo stati quasi un oretta tra le 11 e mezzanotte a passeggiare per il salotto con la niña in collo perchè dopo tutte le strippate di ciccia, pesce, gelato ecc. ecc. ha avuto qualche piccolo problema di digestione.
Una volta “stiacciata una cacata provinciale” però, ha ripreso il corretto ritmo mangereccio, facendosi fuori oggi per pranzo, una sogliola da più di 2 etti con purè e pisellini.
Adesso sono le 21.50 … e per ora, tutto va bene.

P.S. Io ho battutto Montezuma, ora c’è la sfida per il 2° e 3° posto tra lui e la mi’ moglie.
P.P.S. Qui un si fa’ che cahà
P.P.P.S Che volete una diapositiva ?!

E oggi che si fa?

Il bello di stare in un Paese straniero per più di un mese è che piano piano, diventi un po’ straniero anche tu. Cioè per forza di cose prendi le abitudini che hanno le persone del luogo, ti alzi quando si alzano loro, mangi quello che mangiano loro, frequenti i posti che di solito frequentano loro.
Per di più, essendo sostanzialmente “in ferie” tutto questo lo possiamo fare con tutta la calma che ci pare.
– “In buona sostanza” direte voi “ma che cavolo fate tutto il giorno?!”
Ebbene, quando non dobbiamo passare per qualche ufficio, girelliamo per Lima. Non ci è permesso uscire dalla città, o meglio, non ci conviene. Perchè la piccola Maria ancora non ha documenti validi, quindi per noi, in caso che ci controllino, è anche difficile spiegare che non l’abbiamo rapita.
Quindi stiamo per qui … e dopo aver fatto colazione usciamo di casa
Lima 19-01-09 015
andiamo a fare spesa dai venditori di frutta e verdura fresca ambulanti
Lima 05-01-09 001
Lima 17-01-09 084
(è meglio di quella del supermarket!) A volte passiamo anche dal “Vivanda” dove troviamo anche roba italiana, come la pasta, l’olio e il vino (per quando la nostalgia è troppa)
Lima 03-01-09 001
Di solito la mattina la trascorriamo in un giardino nei pressi del municipio di Miraflores (chè uno degli oltre 40 distretti di Lima che conta più di 8 milioni di abitanti)
Lima 21-01-09 052
Quando la bambina ha fatto colazione e il babbo e la mamma si sono presi un caffè da Starbucks, si riprende la via di casa, in mezzo al traffico caotico.
Lima 19-01-09 005
Si torna a casa, si mangia e si fa il meritato riposino.
Lima 10-01-09 009
Quando poi fa meno caldo, usciamo di nuovo, stavolta per dirigerci verso il mare,
Lima 04-01-09 025
anche se non ancora non ci siamo mai arrischiati a fare il bagno … l’acqua è troppo fredda … e troppo distante!!!
Lima 04-01-09 026
La serata è piuttosto organizzata, si cambia il “culo” alla niña, le si fa il bagnetto, si fa cenare, ceniamo (sono 2 momenti distinti), si mette a letto e poi ci mettiamo a fare il resoconto della giornata.
Quante volte ha detto “mamma”, se è il caso di darle qualcosa per fargli fare la cacca … tutte cose normali no?!
Poi si scaricano le foto e si cerca di farvi più partecipi possibile delle nostre gioie.
E ora … Buena noche.

Ciao mamma, guarda come mi diverto!!!

In effetti io e Laura ci siamo resti conto di come sistematicamente, le nostre foto a Maria contemplassero il cibo (o ciò che in esso si trasforma …).
Per rispondere alla domanda … “Ma questa citta, mangia e basta!?” abbiamo deciso di ritrarla durante alcune delle sue attività preferite, ovviamente escludendo la pappatoria.
Questa mattina abbiamo portato la macchina fotografica al giardino dove ci sono le giostrine e mi sono messo d’impegno …

Ecco Maria che prende confidenza con lo scivolo, non ha ancora dimestichezza con le scale per salirci su, però sembra aver capito come si fa a prendere un bimbo in faccia.
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Qui scorrazza da un gioco all’altro in cerca di quello più pericoloso … ancora è indecisa fra gli scaloni di cemento e la pista degli skateboard.
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Alla fine si fa convincere e monta su una semplice ma efficacie altalena.
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Poi, trovato chi la monta sul predellino, decide di dedicarsi allo scivolo.
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Ovviamente dopo un po’ si stufa dello scivolo dei piccoli e vuole andare in quello dei grandi!
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E per finire, basta un attimo di distrazione … e visto che tanto non facevo in tempo ad andare a toglierla dal getto d’acqua, ho deciso di immortalare il momento, almeno mi posso godere la faccia spaurita una volta capito che come bidet è un po’ doloroso.
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E anche per stasera è tutto, ciao Italia!

Una città, molte facce

Oggi abbiamo preso un taxi per tutta la mattinata con l’intento di fare un giro per Lima, mantenendo un alto livello di sicurezza.
Infatti un modo sicuro per viaggiare qui è quello di montare in macchina con un autista fidato che conosce i posti dove si può andare e quelli dove è meglio non fermarsi. Abbiamo deciso che la nostra meta sarebbe stata il cuore amministrativo del Perù, rappresentato da piazza Des Armas :

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dove possiamo trovare i palazzi più importanti di tutto il Paese. Abbiamo infatti, oltre alla famosa Cattedrale di S.Rosa da Lima :

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Il palazzo del governo, dove, come recitano decine di scritte propagandistiche : El Perù AVANZA

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La residenza del sindaco dei sindaci di Lima, una super-alcalde che coordina le varie municipalità della città e sta letteralmente ricostruendo Lima non solo nei quartieri ricchi, dove i municipi erano già ricchi, ma soprattutto nelle zone povere.

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Poi l’occhio si è spostato verso un promontorio, visibile dalla piazza e siccome abbiamo saputo che lassù c’era un belvedere, abbiamo deciso, vista la bella giornata di andarci sperando di poter vedere le Ande.

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Purtroppo, la foschia in alto ci ha impedito di guardare troppo lontano,

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ma ci ha permesso di vedere quello che stava ai nostri piedi. Dopo tanto lusso e sfarzo, abbiamo dato un’occhiata ad un’altra faccia di questa città. La faccia più estesa, quella dei barrios dei poveri.

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Pericolosi per noi benestanti, individuabili a centinaia di metri di distanza, ma luogo di vita di milioni di peruviani che lottano e sperano nella giustizia e in una vita migliore.

Buona Novella

Questa è la storia di due famiglie, due famiglie che non si conoscevano e che non si conoscono, due famiglie che amavano e che amano.

Il loro unico luogo d’incontro è la devozione.

Quella che entrambe hanno donato e donano a Maria.

Un giorno di autunno, la prima coppia, un babbo e una mamma, in Perù, ebbe il desiderio di amare una figlia, i due si unirono e dalla loro unione nacque Maria.
Lo stesso giorno di autunno, l’altra coppia, un babbo e una mamma, in Italia, ebbe il desiderio di amare una figlia, i due si unirono e dalla loro unione nacque un sogno.

Qualche tempo dopo, un giorno molto triste, il babbo e la mamma peruviani di Maria si trovarono in una situazione complicata e difficile.
Non avendo più la possibilità di accudire il frutto del loro amore, Maria, cercarono aiuto.
Lo stesso triste giorno, il babbo e la mamma italiani seppero di Maria, del fatto che il suo babbo e la sua mamma peruviani chiedevano affetto da dare a lei, allora tirarono fuori da un cassetto il loro sogno e lo donarono a Maria.
Il sogno del babbo e della mamma italiani era quello di dare una famiglia a chi, purtroppo, non ce l’aveva più.

Da quel giorno, tutti trovarono pace e serenità.
Il babbo e la mamma peruviani seppero che il loro Amore non avrebbe mai sofferto.
Il babbo e la mamma italiani seppero che il loro Sogno non sarebbe rimasto abbandonato.
L’Amore delle due famiglie sarebbe cresciuto sano e forte, sapendo di avere ricevuto il doppio dell’affetto dei bambini che hanno un babbo solo e una mamma sola.


Questa breve novella, nel senso biblico del termine, non è il tentativo di “infiocchettare” una realtà che tanto “infiocchettata” non è.
E’ il risultato dell’unione di un sommo studio psicopedagogico con la speranza che la famiglia di origine possa davvero confidare nel fatto che la loro figlia naturale sia in buone mani.
Il tutto condito con la coincidenza (la chiamo così a beneficio degli atei e degli gnostici) delle date.
Maria è stata concepita (senza peccato originale, ma era un’altra Maria) più o meno negli stessi giorni in cui noi depositavamo i primi fogli per l’adozione al tribunale di Firenze.
In un certo senso, tutti e quattro eravamo da quell’autunno del 2006, in “dolce” attesa.

Quello che poi è successo, le cause, i motivi, è tutto trascurabile.
Sarebbe facile infangare la memoria e la reputazione dei genitori biologici dei bambini adottati; la nostra posizione di superiorità, ai nostri occhi, è schiacciante.
Il fatto è che noi genitori adottivi, non veniamo per giudicare, né per riparare al male fatto da altri. Veniamo per donarci e del nostro dono devono trarre beneficio anche gli altri genitori.
Non si possono definire come “i cattivi” perché i nostri figli sanno di essere anche parte di loro e rischiano di identificarsi con “i cattivi” più che con noi.

Troppe volte ho sentito dire da chi incontro che noi siamo troppo meglio di quelli di prima, di quei disgraziati (per non riportare le parole precise).
Non è così, e i nostri bambini vanno difesi da queste illazioni.
Spero solo che quando sbaglieremo anche noi (perché tutti si sbaglia) gli altri usino lo stesso metro che stiamo usando noi.

Competizione

Ebbene sì, 32 anni per uno, studiati, insegnanti, imprenditori, seri professionisti, beneducati, eppure … almeno io, il babbo, sono cascato nella trappola della competizione con la mamma.
Non avevo realizzato ancora bene, eppure oggi, mi è apparso tutto chiaro.
Purtroppo mi sono ammalato.

“eh si nonno Fiani, chissà quale rara malattia tropicale avrò preso, dai babbo smetti di cercare su Google, ho la gola come un peperone! il dottore (figurati ne ho trovato uno pure qui) ha detto che è quello”.

Comunque dicevo che questa febbriciattola mi ha impedito di uscire con Laura e Maria.
Ad un certo punto ho pensato a cosa stessero facendo … e io mi sarei perso qualcosa di Maria, oppure avrebbero fatto qualcosa di nuovo senza di me … insomma ho avuto un attimo di paranoia.
Ma poi, come rivalsa, ho iniziato a pensare a quello che invece faccio io da solo con Maria. Mi piace cambiarla e lavarla, mi piace farmici le coccole a letto prima di metterla nel suo lettino, e cerco di farlo sempre quando sono da solo.
Mi vanto di saperla addormantare ovunque.
Sono riuscito a farmela dormire sul petto, sdraiato in terra nel giardino dell’ambasciata italiana.
Di contro ho invidia di Laura che riesce a sopportarla più a lungo quando fa le bizze (in quei rarissimi momenti che le fa).
Insomma, mi sono accorto di essere in competizione con mia Moglie. Questo non so quanto possa essere buono, anche perchè i primi giorni, mi sentivo spaesato, inutile … percepivo vagamente la presenza di una persona bassa in casa … mi limitavo a cercare di non caplestarla.
Non ero capace di prendere iniziativa … e Laura mi ha aiutato, lasciandomi i miei spazi.
E’ stato così che forse ho cercato di conquistarne sempre di nuovi.
Il fatto è che non c’è bisogno di conquistarsi nulla e che la cooperazione invece della competizione è una cosa stupenda.
Pur prendendosi ognuno i propri meriti.
E’ ovvio che uno è più bravo a fare una cosa, e una un’altra, altrimenti saremmo come gli omini del LEGO, cambi la parrucca e diventano donne.
Però questo deve lasciare anche all’altro lo spazio in tutte le attività, perchè arriveranno momenti in cui, come adesso che sono a letto, deve essere lei a fare tutto, ed è inutile pensare “questo lo faccio meglio io” perchè nessuno ha in tasca la verità (a parte il mio amico Antonio, che però ha sempre i pantaloni sbagliati …) e scoprire che i nostri figli si adattano a noi in modo diverso … oserei dire quasi si plasmano su di noi, è stupendo.
Maria da pochi giorni ha iniziato a cercarci nei momenti di bisogno, fame – mamma, caduta – babbo … e sapere che il mio contatto la tranquillizza o lo sbattere dei piatti di Laura la richiama in cucina,
lascia senza parole.

Home, sweet home …

Sbaragliando tutti i record precedenti abbiamo oggi concluso l’iter adottivo di Maria.
Oggi pomeriggio ci hanno infatti informato che domani mattina (29 gennaio) saranno disponibili all’ambasciata italiana, sia il visto sia il permesso di ingresso del CAI.
Ci siamo già recati all’agenzia dell’IBERIA per anticipare il nostro biglietto aereo, prenotato per il 17 febbraio p.v. e ci hanno detto che “forse” c’è posto nel volo del 29, cioè proprio domani.
La conferma l’avremo domani mattina alle 12, quando torneremo all’IBERIA per confermare e pagare.
La signorina non ci ha dato false speranze, la lista di attesa non garantisce nulla, ma ci sono buone probabilità.
Altrimenti vedremo come fare, di sicuro non potremo partire più tardi del 4 febbraio, giorno nel quale dovremo lasciare inderogabilmente l’appartamento.
Pregate per 2 posti liberi sul volo IB 6650.
Ora essendo ottimisti, mi preme fare delle comunicazioni di servizio per i nostri genitori, perchè purtroppo diventa urgente che facciate alcune cose, visto che arriveremo a casa tardissimo e non avremo modo di fare molto :

  1. Servirebbe di accendere il camino, verso le 21.00 in modo che quando arriviamo ci sia calduccio.
  2. Nonna Anna e Nonna Miriana, ci dovreste comprare un paio di pigiamini invernali molto pesanti a tutina intera piedi compresi per Maria, misura 18 mesi va bene. Purtroppo qui non ne abbiamo trovate.
  3. Nonno Paolo : le macchine sono a posto?
  4. Ricordatevi il lettino da montare nella cameretta azzurra.
  5. Zio Francesco, fatti dare da Nonno Piero quella mezza giornata di ferie per venire a prenderci a Fiumicino, ti confermeremo l’ora di atterraggio. (vieni con il baule vuoto).
  6. Sentitevi con Nicolina per dare una “sdiragnata” in casa, che dopo un mese, ci potrebbero essere anche i topi morti.
  7. Aumentate i posti per i 60 anni di matrimonio dei Bisnonni.
  8. Date un colpo di telefono a Sassolino che ci venga ad accogliere con la fascia da sindaco.
  9. Zio (onorario) Mauro, ripuliscimi i bagni e rimetti a posto i soprammobili.
  10. L’avete fatto fori Chicco? Sennò rimando.

The Collo

Parafrasando il film “A ovest di Paperino” ho dato questo bellissimo titolo all’articolo di oggi.
The Collo (leggasi de-collo)
Come omaggio alla cosa più importante da fare oggi e soprattutto l’ultima da fare in questo strabenedetto paese.
Devo essere sincero : non lo sopporto più; e se la mia adorata mogliettina ha esultato quando ha saputo che non si partiva il 29 gennaio, ma il primo febbraio, io ho stramaledetto tutti i viaggiatori dell’ibera e la loro dannata furia di andare a Madrid.
– “Ma che ci vanno a fare tutti a Madrid! Tutti di giovedì, che è pure un giorno del cavolo per partire (non per tornare)”
– “E poi c’è freddo, la neve, il vento, le tempeste, la grandine, il ghiaccio, gli spagnoli …”
Niente da fare, nonostante il largo anticipo con cui abbiamo concluso le pratiche, io sono arrivato con il fiato corto.
Forse perchè tutto il tempo che siamo stati qui, l’abbiamo vissuto come una cosa da fare dopo l’altra : incontri, visite domiciliari, sentenze, atti di nascita, passaporti, registrazioni … e non abbiamo mai avuto veramente il tempo di pensare a questo viaggio come ad una vacanza; o forse perchè non potendo spostarsi in posti molto più attraenti, questa parte di città, per quanto bella, mi ha stancato molto velocemente; non lo so, fatto sta che domani, partire, per me è una liberazione.
Mia moglie invece inizia ora a pensare che sia il tempo di andare via, che senza questi due giorni (di mia agonia) non sarebbe stato completo il nostro percorso (invito tutti a leggere il pezzo “dall’orfanotrofio alla famiglia” per giudicare se il percorso possa essere o meno abbastanza lungo).

Quando leggerete queste righe, noi saremo molto probabilmente a fare i preparativi, o forse già in viaggio verso l’aeroporto; via da questo appartamento, via da Miraflores.
Un tributo al Perù comunque è giusto darlo, perchè è un paese fiero, pieno zeppo di gente fiera di essere peruviana e allo stesso tempo incurante degli altri peruviani … mi ricordano un po’ i XXXXXXXXXX, anche loro inammorati di XXXXXX, ma sempre pronti a fregarti i cerchioni alla macchina.

Non ho visto molto Perù, perchè vivere a Lima, per di più in un quartiere “protetto” dalla realtà della città vera e dalle sue infinite e misere periferie, non si può dire che sia un’esperienza significativa.
In più il Perù si estende dalla foresta amazzonica all’oceano Pacifico passando per picchi che superano i seimila metri. Ci sono luoghi, persone, abitudini delle quali non siamo minimamente a conoscenza.
Eppure mi sento di dire una cosa : “Hanno ragione loro.”
Hanno ragione quando usano un registratore di cassa a manovella invece di quello elettronico con il collegamento a internet. Perchè? Perchè funziona lo stesso.
Hanno ragione a viaggiare con macchine iperscassate, piene di buchi nella carrozzeria, con le marmitte ciondoloni. Perchè? Perchè ti porta lo stesso dove vuoi andare.
Hanno ragione a fare le case intonacate solo davanti. Perchè? Perchè tanto accanto ci costruiranno un’altra casa appiccicata (prima o poi).
Hanno ragione a fare un sacco di cose che per noi “non stanno bene” solo perchè siamo in competizione con noi stessi.
Qui usa ancora RIPARARE le cose, non ho mai visto una città così fitta di negozi di riparazione. Riparano di tutto ovunque, nel senso che puoi trovare chi ti ripara la lavatrice appoggiato ad un palo con il cartello “REPARO LAVADORA”; oppure puoi trovare un ometto che sembra addormentato ma che sa il fatto suo, perchè lui sa fare le “EZADORAS INVISIBLES” (rammendi invisibili).
A volte sembra impossibile che quello che fanno sia realmente quello che dicono di fare, si vedono ad esempio riparatori di elettrodomestici lavorare in ambienti più piccoli di un televisore, con tutti i pezzi da riparare abbarcati sul marciapiede (tanto non piove mai), usando strumenti spesso costruiti da loro stessi …
Si inventano i lavori, ma non alla maniera napoletana, che si inventano i lavori più strampalati per durare meno fatica e raccattare soldi, qui se li inventano perchè individuano un reale bisogno e lo soddisfano prodigandosi. Un esempio calzante è quello dei noleggiatori di piscinette gonfiabili che vanno ombrellone per ombrellone. Che non è il solito modo di lavorare. Non ti vendono niente. Ti fanno un servizio. E la piscina te la riempiono pure.

Non c’è niente da fare, da questo popolo noi dobbiamo imparare l’umiltà, la capacità di adattamento e soprattutto il concetto del “riparare”.
Di contro noi si potrebbe esportare i concetti di semaforo e rispetto degli STOP, molti peruviani ringrazierebbero.

Un viaggio lungo quanto un Telethon

30 ore.
Tanto è passato da quando abbiamo chiuso la porta dell’appartamento a Lima e abbiamo aperto la porta di casa nostra a Terranuova.
Un tempo lunghissimo a pensarlo e brevissimo a viverlo.
In effetti Maria non ci ha dato nessun problema diverso da quelli che ci aspettavamo e per i quali eravamo abbondantemente preparati : 3 bibe, 10 pannolini, scatola di biscotti, scatola di gallette, camomille, vestiti di ricambio, pigiama per dormire più comoda, scarpe da ginnastica, giubbotto pesante per l’arrivo in Europa, vari giocattoli e martello anestetizzante d’emergenza (inutilizzato).
Ad esclusione di alcune bizze dopo il decollo, Maria è sempre stata piuttosto docile, o dormiva o ci giocavamo, ma sempre tranquilla e per niente spaesata o agitata.
Credo che come genitori alle prime armi, anche noi ci siamo comportati bene : non l’abbiamo persa, non l’abbiamo imbarcata con le valige, non l’abbiamo lasciata girare nuda in aeroporto, l’abbiamo nutrita e, qualche volta, mi sembra di ricodare di averle anche cambiato il pannolino.
Abbiamo impiegato un paio di giorni a recuperare le cose dalle valige, a lavare i vestiti, a rimettere le cose in dispensa. Adesso ci siamo accorti che mancano alcuni oggetti essenziali per casa nostra, ma penso che rimedieremo molto velocemente; manca una stufettina per scaldare velocemente il bagno, che in effetti è un po’ freddino, mancano i cancellini di protezione alle scale per andare in cameretta, per evitare che, non vista, la niña si stondi ruzzolandole tutte.
Comunque tutte cose che si possono risolvere.
Siamo in trepidante attesa che tocchi il vetro del caminetto, purtroppo ci sono cose che devono accadere affinché poi non ne capitino di peggiori, anche il picchiare la testa negli spigoli, o cadere dal divano o dal letto.
Ci sono cose che cerchiamo di prevenire, ma sappiamo che sono inevitabili e soprattutto educative.
Spero che condividiate il nostro pensiero e non ci andiate a denunciare come genitori irresponsabili. 🙂

P.S. : Per chi torna con bambini piccoli e deve fare l’ultimo viaggio in macchina, consiglio di montare il seggiolino da auto, PRIMA di partire, perché NON AVENDO LA MINIMA IDEA DI COME FUNZIONASSE, io a Roma, fuori, al buio e al freddo, ho perso più di mezz’ora per montarlo e registrarlo!!!

E’ tempo di diventare una famiglia normale

Da quando siamo tornati, fin dai primi istanti, io e mia moglie abbiamo capito che, finalmente, la nostra vita quotidiana non sarebbe stata più la stessa.
Anche se già a Lima le cose erano molto diverse, quella situazione era comunque ancora molto artificiale, costruita intorno a Maria per farla abituare alla nostra presenza e per darci modo di imparare ad accudirla senza essere distratti dalle nostre normali attività.
Adesso invece, la casa, il lavoro, gli impegni sociali, i parenti, gli amici … tutto il contesto che avevamo congelato il 3 di gennaio volando a Lima, ci ha violentemente circondato e costretto a riprendere i vecchi ritmi.
Per questo adesso, anche se gradualmente, ricomincierò a lavorare, Laura riprenderà a fare le ripetizioni, ci faremo rivedere in parrocchia, torneremo insomma ad essere una famiglia normale, una famiglia normale con prole.
A questo punto, considerando che nostra figlia non è più interessante di qualsiasi altra bimba di 18 mesi, non crediamo che continuare a scrivere le nostre vicende abbiamo molto senso.
Lasceremo attivo il blog in modo che possa essere visitato e letto anche da chi non ancora non l’ha fatto, per lasciare testimonianza di quello che è stato, per noi, il viaggio più bello della nostra vita.
Qui in fondo troverete i nostri recapiti, se qualcuno volesse scriverci, porci domande o semplicemente salutarci, ne saremmo felici. Auguriamo a tutti voi la stessa piena felicità che stiamo vivendo noi adesso.

Filippo e Laura.

filippo.fiani@gmail.com
laura.debolini.fiani@gmail.com

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