Dall’orfanotrofio alla famiglia

Non tutti sanno come stanno le cose riguardo alle adozioni e soprattutto, quasi nessuno sa di non sapere.
Molti si improvvisano dispensatori di consigli perché hanno avuto un collega che ha un nipote in Alaska che ha adottato un cucciolo di foca a distanza.
Ora, siccome la mi’moglie, mi chiede di evitare sterili polemiche passerò direttamente al nocciolo della questione.
Decidere di adottare un bambino, non è un surrogato della maternità, non è una cura alla sterilità e non è neppure la voglia di avere un figlio : è il desiderio di dare una famiglia a qualcuno che non ce l’ha.
Chi pensa “Poverini, non ne posso avere, hanno dovuto adottare … ” è un mentecatto.
A questo punto, l’argomento dovrebbe essere chiuso, perché chi ha un minimo di intelligenza non ha bisogno di altre spiegazioni, ma la razza umana non è intelligente e siccome io in particolare, come esemplare, sono anche stronzo, ve lo spiego meglio.
Non si va a scegliere un bambino dando le misure, il colore degli occhi, dei capelli, chiedendolo vaccinato, senza nei, automunito e milite-esente.
Si va a dare una disponibilità, nella speranza che chi la riceve, ne faccia buon uso e ti abbini a dei figli tenendo conto delle tue indicazioni e delle loro esigenze.
Chi ci conosce lo sa che la nostra casa è sempre stata aperta a chi avesse avuto bisogno. Dalla vacanza, all’affido temporaneo.
Io e Laura adottiamo perchè era nei nostri piani da PRIMA che ci sposassimo.
Il nostro progetto di famiglia era pieno di colore e con il posto per almeno un bimbo meno fortunato di quelli che Dio avrebbe voluto donarci.
Poi Dio, che evidentemente ha l’occhio lungo, ha visto che era meglio se si partiva subito da quelli meno fortunati.
E così è stato.
Il percorso adottivo è pieno di ostacoli, la legge è contorta e il tribunale dei minori di Firenze è un bailame. Ci sono corsi NON obbligatori senza i quali però nessun giudice ti accetta la domanda.
Ci sono visite psichiatriche umilianti, controlli economici, sopralluoghi domiciliari. Un po’ come le procedure seguite con le persone sospettate di spionaggio a Berlino Est.
Non che avessimo preferito profusioni di elogi e inchini alla nostra munificenza, ma porca paletta, un po’ di buon senso sì.
Dopo un annetto di queste tiritere, presenti un pacco di documenti alto come una torta nuziale in tribunale a Firenze e aspetti.
Aspetti.
Aspetti.
Ma icché aspetti?
Aspetti che un giudice un giorno alzi la tazza di caffè e gli rimanga incollata sotto la tua domanda. Che la legga e decida di convocarti. Che ti convochi e ti faccia delle domande, approfondite, pertinenti. Interessate al bene del piccolo che andrai ad adottare.
Domande tipo :
– “Per la razza, che razza preferisce?”.
– “Umana, signor giudice, Umana dovrebbe andare bene.”
Cosa gli vuoi rispondere. Il giudice di sicuro ha un cane che si chiama Giorgino e un figlio che si chiama Bobby.
Ovviamente la sentenza che il giudice emette è vincolante. Lì vengono scritti i parametri con i quali, nei termini di legge consentiti, è descritta la tipologia di figlio/figli che la coppia è disposta ad adottare.
Viene indicato il numero di bimbi, l’età massima del più grande e (cosa molto delicata) l’elenco delle malattie o malformazioni considerabili.
In base ad un accordo con il governo cinese, l’Italia adotta il controllo delle nascite.
Ve lo dico con certezza, perchè di fronte alla nostra disponibilità a 3 (tre) fratelli, il giudice ha scosso la testa dicendo che 2 (due) erano più che sufficenti, perchè di solito in Italia non se ne fanno così tanti.
A chi tra voi annuisce, mi vien di dire :
– “Ma saranno cazzi nostri?! o no?!”.
Comunque, andiamo avanti. Depositato il colloqui si aspetta.
Aspetta.
Aspetta.
Aspetta icché?
Che la tazza collosa di caffè venga riappoggiata sulla nostra domanda e che una volta riletta, venga approvata. A quel punto sei in lista per l’adozione nazionale, gratuita, immediata, per la quale, in toscana, vengono estratte a sorte 40 coppie su 800 ogni anno.
Con il culo che mi ritrovo potevo stare fermo.
In realtà hai molto di più hai in mano il famoso “decreto da spendere” … dove? alla coop?
No, presso un ente autorizzato che ti farà da tramite con un paese straniero per un’adozione internazionale. Si, ma quale ente? In Italia ce ne sono più di 50, in toscana ne sono rappresentati una quarantina.
Se anche fai un colloquio alla settimana, passa un altro anno prima di averli sentiti tutti.
Allora inizi a scremare a caso, poi mandi le mail e scarti chi non risponde, poi telefoni e scarti chi non risponde, poi tracci un cerchio su una cartina e scarti quelli troppo distanti … poi cedi e inizi a chiedere appuntamenti.
In questa fase, devi tenere presente, che a seconda di quale ente scegli, ti orienti già ai paesi che quell’ente collega. E se un ente ti piace, ma va solo in Cracozia e a te la Cracozia non ti piace?
Cambi ente … e via e via … e aspetti. Poi un giorno i pezzi del puzzle vanno a posto, trovi l’ente e (cosa fondamentale) l’ente ti accetta, gli consegni il decreto, e loro lo spendono.
Cioè inizia nel paese straniero una trafila simile a quella fatta in Italia. E aspetti.
Aspetti.
Aspetti.
ASPETTI ICCHE’!!!???
Maremma impestata! son 2 anni che s’aspetta! Se li potevo fare da me n’avevo fatti 2 e mezzo di figlioli!!!!
Aspetti che il tribunale del paese che ha ricevuto la tua domanda, la accolga e ti proponga un abbinamento. Qui c’è da aprire un parentesi. Nel paese straniero, ci arriva la documentazione prodotta in Italia, tradotta nella lingua del paese straniero. Ma le traduzioni a volte sono anche un po’ trasformazioni, per cui “massimo due fratelli” può essere tradotto “uno o due fratelli“. (Ecco spiegato perchè da tre richiesti, abbiamo ottenuto un abbinamento con Maria).
Poi un bel giorno ricevi una telefonata dall’ente, ti senti dire che diventerai babbo e allora che siano tre, due, sette, cento non te ne importa più un piffero. Vuoi solo volare prima possibile tra le braccia di chi ti sta aspettando … e se per provare l’emozione di quella telefonata c’è da ripartire con i fogli, i tribunali, le attese … ma chi se ne frega, si riparitrà!
Quelle lì si che son telefonate che allungano la vita.

Filippo Fiani

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il babbo

4 responses to “Dall’orfanotrofio alla famiglia

  1. Babbo

    Bravo!!!!! è così che si fa.

  2. delpitik

    Ke eravate 2 che non mollavano lo sapevo……ma anche tu hai messo a dura prova noi con questa piccola divina commedia dell’affidamento e alla fine vedo che anche voi siete approdati in Paradiso

  3. Ale e Silvia Antonini con Francesca, Matteo e Luca

    Buongiorno a Maria, a Laura e Filippo, non ci sono parole di commento ma soltanto una preghiera, che il Signore vi sia sempre così vicino per tutto il vostro cammino attuale e futuro.
    Un abbraccio e un bacio a tutti.

  4. Filippo Martini

    Che dire…grazie per il vostro modo di renderci partecipi giorno dopo giorno in questo meraviglioso “viaggio” tra passato e futuro! Stiamo conoscendo man mano un Filippo ed una Laura che fino ad oggi in molti non conoscevamo…
    Grazie.

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